Mark.

Mark spinse lentamente la porta dall’interno del corridoio buio, inondandolo di luce giallo-rossastra.

Dietro quella porta si trovava una stanza quadrata dai soffitti alti, con le pareti ricoperte di carta da parati verde scuro con motivi ricorrenti; sulla sinistra c’era un camino acceso che scoppiettava sommesso, unica sorgente di luce, due poltrone di pelle borchiata marrone, rivolte verso il fuoco, un tavolino basso con due bicchieri ammezzati e lui.

La porta si fece più dura alla fine dell’apertura ma completò lo stesso il suo percorso: dietro di essa un attaccapanni, vuoto e ospitale. Mark vi appese il giaccone e appoggiò sopra il cappello, gettando un occhio di tanto in tanto a lui, che lo fissava imperturbabile dalla sua poltrona.

Dopo qualche passo silenzioso Mark si sedette sulla poltrona di fronte, adagiandosi piano.

“Immagino tu sappia perché sono qui” chiese alla figura in penombra che rimase in silenzio, osservandolo.

Mark aspettò qualche secondo per continuare ma vedendo la mancanza di risposta da parte dell’altro, prese l’iniziativa:

“Sono qui perché penso che tu sia il responsabile di quello che mi sta accadendo, ho bisogno di risposte. Sono qui perché voglio che tu mi risponda.” E si zittì.

La figura si allungò con tranquillità verso il tavolinetto e prese il suo bicchiere, si rimise composto e agitò lentamente il ghiaccio al suo interno:

“Bevi.” Disse.

“Non ho sete.” Rispose Mark.

“Come vuoi…” disse l’uomo e continuò ad agitare il suo bicchiere guardando le fiamme, prima di dare un piccolo sorso, bagnandosi le labbra.

Mark era a disagio in quell’ambiente polveroso e soffocante, tutta quella carta da parati incombeva su di lui con anni di usura. Si mise anche lui a guardare le fiamme che danzavano sui ceppi, meste, come se avessero tutto il tempo del mondo.

“Quindi… vuoi delle risposte se ho capito bene.” riprese a parlare la figura.

Mark annuì con uno sguardo di irritazione e odio.

“Tu non hai bisogno di risposte.” Concluse l’uomo, bevendo un altro sorso.

Mark scattò in piedi, spostando di poco la poltrona e svoltandole intorno per andarsene:

“Siediti Mark, siediti. Non ho finito.”

La voglia di scappare da quel posto era forte ma doveva risolvere quella questione ora e subito, serrò i pugni e, controvoglia, si sedette di nuovo.

“Bevi.” Disse di nuovo la figura

“Ho detto che non ho sete.” Rispose secco Mark.

“Ne avrai…” disse l’uomo, che bevve un altro sorso dopo una lieve agitata: continuava a guardare il fuoco facendo irritare Mark, sembrava che non avesse nessuna fretta di risolvere.

D’un tratto si girò verso di lui, e iniziò:

“Tu sei venuto da me per delle risposte. Lascia che ti chieda una cosa: ti sei mai trovato nella situazione di dover dare una risposta a qualcuno, e che quel qualcuno non riesca a comprenderla? Una volta mi trovai nella situazione in cui un bambino mi chiese una cosa da nulla, una sciocchezza: risposi d’impulso senza pensare troppo a quello che dicevo e quel bambino mano a mano che cresceva, faceva germogliare dentro se stesso un idea dovuta alle mie parole. Quel bambino, una volta cresciuto, ha continuato a coltivare quell’idea dentro di se applicandola a tutto ciò che lo circondava, rapportandosi anche con le persone in base a quell’idea. Viviamo ogni giorno allo stesso modo: ci svegliamo, mangiamo, usiamo il nostro tempo, mangiamo, andiamo a letto. Tutti i giorni. Siamo così immersi in questa ripetitività che di rado pensiamo al potere che può avere una singola parola al momento giusto; o al momento sbagliato. Siamo in grado di creare simpatie e antipatie dovute non solo ad una parola, ma anche ad uno sguardo strano, un gesto! Per questo quando parliamo, dovremmo fare più attenzione a ciò che diciamo, e prendendosi prima qualche momento, pensare se sia il modo giusto di esprimersi.”

Si fermò un attimo e dette un sorso al bicchiere. Mark si allungò e prese il suo, notando un abbozzo di sorriso sulla faccia dell’uomo.

“Spesso dobbiamo rispondere a delle domande che non sono poste con le parole, ma un solo singolo sguardo può farti capire che quella persona ha bisogno di una risposta. Quando rispondiamo a qualcuno non solo dobbiamo pensare a quanto ti ho detto adesso, ma anche a cosa quella persona sta cercando, di che risposta abbia bisogno. Se ti dessi una risposta adesso, avresti la preparazione adatta a capirla? Una risposta buttata lì come fosse una cosa da niente può avere un effetto nullo o devastante, a seconda dei casi. La cosa ideale da fare non è tanto parlare d’istinto, ma far sì che l’altro arrivi ad un suo ragionamento personale, privo di influenze esterne dovute all’esperienza di ognuno di noi, in modo che l’opinione che l’altro crea dentro alla sua mente sia pura. Ma, la cosa più importante, non è la risposta.”

Qui l’uomo smise di parlare, si voltò verso il fuoco e dette un altro piccolo sorso dal bicchiere. Mark vedeva il bagliore riflettersi sul suo viso, marchiato dalla propria esistenza. Si voltò anche lui verso il fuoco, avvicinandosi con il corpo. Provò ad indovinare il momento esatto in cui un ceppo avrebbe ceduto sotto il suo stesso peso, mentre cercava di assimilare tutto quello che aveva detto l’altro. Dette anche lui un sorso, scansando i cubetti di ghiaccio rimasti e scoprendo come quell’ultima boccata fosse terribilmente amara.

“È la domanda.” disse Mark, rovinando quel silenzio tremendo.

La figura annuì dolcemente senza distogliere lo sguardo dal camino e rispose: “Esatto, Mark. Sei sicuro di fare la domanda giusta?”

Mark rimase assorto nei suoi pensieri un minuto o due, poi posò il bicchiere sul tavolinetto e si alzò abbattuto.

La figura seguì i movimenti di Mark, che andò lentamente all’attaccapanni e iniziò a rivestirsi.

“Un’ultima cosa, prima che te ne vada. Non vivere nella speranza, ma piuttosto vivi senza paura. Arriverà il momento giusto.”

Mark si mise il cappello senza rispondere, con lo sguardo perso tra i suoi pensieri, si voltò verso la figura e guardò un’ultima, altra volta, se stesso.

“Sai che tornerò. Tornerò sempre.” gli disse.

“E io sarò qui ad aspettarti, arrabbiato o deluso che tu sia. Ho tutto il tempo di cui hai bisogno.” rispose l’uomo.

Mark aprì la porta cigolante e si addentrò lentamente nel buio del corridoio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...