Kyle.

Kyle si abbassò dietro il muro e ricaricò il fucile.

Con le mani tremanti, mise la mano in tasca contando le pallottole alla cieca: ne aveva ancora una decina, troppo poche per tutti quelli là fuori.

La radio distesa a terra gracchiava e urlava di continuo comandi incomprensibili, il fragore della battaglia fuori dalla casa copriva ogni suono.

Si spostò dalla sua posizione e cercò una via d’uscita dal retro dell’abitazione, stava per essere accerchiato e non era la situazione in cui si voleva ritrovare. Abbassò il volume della radio, aspettò sulla soglia che nessuno si accorgesse di lui e si buttò tra i cespugli vicini, per poi avanzare strisciando tra il fango e la terra viva. Sopra di lui le pallottole sfrecciavano sibilando, vicino a lui stavano passando i nemici: per fortuna troppo indaffarati per rendersi conto che era lì sotto, tra i cespugli. Aspettò fino a quando passarono tutti, guardò frettolosamente intorno a sé ed uscì dal rifugio improvvisato.

L’odore del sangue si faceva strada nel suo naso, i corpi straziati di ogni fazione giacevano a terra senza vita e il cielo rifletteva i barlumi dell’artiglieria incessante. Si chinò a frugare da un cadavere e trovò delle munizioni, una ventina in tutto: mentre si rialzava il sangue gli si gelò nelle vene. Di fronte a lui a distanza di qualche passo, un soldato nemico gli stava puntando l’arma contro, pronto a sparare. Kyle non mise neanche mano all’arma, non ci provò neppure: ormai era troppo tardi.

Mentre guardava l’altro soldato il tempo sembrò dilatarsi a dismisura, pensò al motivo per cui era finito in tutto quel casino, al periodo prima della guerra e dei motivi per cui si era scatenata.

Proprio in quell’istante eterno, capì che in realtà lui era una delle tante pedine che si muovevano sullo scacchiere del mondo, succubi delle decisioni dei potenti che si nascondevano nei loro palazzi. Da quando i “bianchi” erano comparsi erano cambiate molte cose, tante incomprensibili, ma la guerra era stata molto chiara: oh sì. Nonostante si fossero offerti di condividere conoscenza, i potenti decisero che i “bianchi” sarebbero stati i prossimi nemici della lista. Tutti i politici a quel punto sarebbero stati  dalla stessa parte contro la razza invaditrice, potendo continuare il loro sontuoso stile di vita. Interessi che muovono denaro che controlla le persone.

Si rese conto che l’altro stava esitando, il fucile tremava e poteva vedere il sudore sulla sua fronte, accumularsi lento. D’istinto Kyle portò le sue mani sopra la testa e attese il suo momento. L’altro esitò ancora un poco per poi abbassare il fucile lentamente, guardando Kyle negli occhi: distolse lo sguardo e proseguì per il campo di battaglia, in cerca della sua fazione.

Kyle aveva il cuore che andava come un treno a vapore, la bocca secca e asciutta non portava conforto alla sua mente confusa e stupita. Si inginocchiò per il grande stress, e iniziò a piangere sommessamente: come già si aspettava, i “bianchi” non erano una razza combattente o violenta: provava pietà e rispettava la vita altrui. Proprio come gli umani avrebbero dovuto essere, ma erano stati portati a perdere quell’abilità. Stava uccidendo e combattendo contro esseri che erano come lui, ma che venivano da un luogo diverso: capì quanto questo non importasse, confrontato al capire che combattere per proteggere le vecchie abitudini e i ricordi sbiaditi è semplicemente inutile. Noi non siamo le nostre abitudini, noi non siamo quello che vestiamo, non siamo quello che abbiamo e quello che vorremmo. Noi, non siamo il denaro che abbiamo in banca. La vita si evolve e deve farlo, non esistono punti fermi nella storia né nel futuro, che avessero combattuto quella guerra o meno il risultato non sarebbe cambiato: d’ora in poi le due razze avrebbero condiviso quello che c’era sulla terra. Kyle pensò al tempo sprecato dall’umanità a perdersi in pensieri inutili, anziché progredire in armonia. Pensò a tante cose tutte insieme, mentre i tasselli della sua mente stavano iniziando a prendere posto: tutto era inevitabilmente collegato.

La testa di Kyle si mosse di qualche centimetro mentre la vista gli si abbuiò un poco: poi, crollò di botto sul terreno, ucciso da un proiettile nemico.

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